Compliance
24 Luglio 2026

Reati agroalimentari: la riforma è legge e impone nuovi presidi 231 per le imprese

Riforma dei reati agroalimentari e nuove responsabilità

Con l’entrata in vigore della Legge n. 75/2026, il legislatore ha introdotto una riforma organica dei reati agroalimentari, intervenendo in modo sistematico sul Codice Penale e rafforzando la tutela del mercato e dei prodotti.

La riforma segna il superamento di un quadro frammentato, introducendo:

  • nuovi delitti agroalimentari;
  • un rafforzamento delle disposizioni sanzionatorie;
  • un impatto diretto sulla responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001.

L’intervento si colloca nel più ampio processo di evoluzione del diritto penale dell’economia, affiancandosi alle recenti riforme in materia ambientale, con un evidente rafforzamento della tutela della filiera agroalimentare.

agroalimentare

Foto di Natalia Gusakova su Unsplash

Indice

Nuovi delitti agroalimentari: cosa cambia con la legge

La legge introduce un sistema autonomo e coerente di nuovi delitti volto a proteggere il patrimonio agroalimentare e la fiducia dei consumatori.

Tra le principali novità:

  • Frodi alimentari: sanzione della commercializzazione di prodotti non genuini o non conformi alle dichiarazioni;
  • Commercio di alimenti con segni mendaci: repressione di indicazioni ingannevoli su origine, qualità e quantità;
  • Rafforzamento della tutela delle indicazioni geografiche (IGP) e denominazioni di origine (DOP);
  • Introduzione dell’agropirateria quale circostanza aggravante in presenza di condotte organizzate e sistematiche.

La riforma amplia l’ambito penalmente rilevante, anticipando la soglia di intervento anche al rischio di alterazione del mercato, non solo al danno effettivo.

Disposizioni sanzionatorie: cosa si rischia per imprese e operatori

Le nuove disposizioni sanzionatorie mirano a rafforzare l’effetto deterrente.

In particolare le stesse prevedono:

  • inasprimento delle pene detentive e pecuniarie;
  • aggravanti specifiche in caso di:
    • attività organizzata (agropirateria);
    • elevati volumi di prodotti;
    • indebite qualificazioni commerciali (es. “biologico”);
  • rafforzamento delle sanzioni accessorie, tra cui:
    • confisca;
    • interdizioni dall’attività.

Cosa si rischia? Non solo responsabilità penale individuale, ma anche gravi conseguenze per l’impresa:

  • impatti reputazionali;
  • limitazioni operative;
  • perdita di mercato.

Responsabilità 231: impatti della riforma sui modelli organizzativi

La riforma incide direttamente sulla responsabilità 231, ampliando il rischio per gli enti nel settore agroalimentare.

Estensione del perimetro dei reati presupposto

L’intervento si colloca nell’ambito dell’art. 25-bis.1 D.Lgs. 231/2001 (reati contro industria e commercio), ma ne estende significativamente la portata.

In particolare:

  • l’art. 517-quater c.p. viene riformulato, includendo anche fasi logistiche e doganali;
  • aumento delle pene (fino a 4 anni di reclusione e 50.000 euro di multa).

Nuovi reati rilevanti ai fini 231

I reati di:

  • frode alimentare (art. 517-sexies c.p.)
  • commercio con segni mendaci (art. 517-septies c.p.)

assumono rilevanza ai fini 231 solo in presenza di forme aggravate (art. 517-octies c.p.), ossia:

  • pluralità di operazioni;
  • organizzazione strutturata e continuativa.

Ne deriva un principio chiave: non rileva il fatto episodico, ma la carenza organizzativa dell’impresa.

Tutela dei prodotti e responsabilità lungo la filiera

La riforma rafforza la tutela dei prodotti agroalimentari lungo l’intera filiera, con particolare attenzione a:

  • origine delle materie prime;
  • trasparenza delle informazioni;
  • qualità e sicurezza;
  • tracciabilità.

Viene adottato un modello di responsabilità diffusa, che coinvolge:

  • produttori;
  • distributori;
  • operatori commerciali.

Anche soggetti non direttamente responsabili della produzione possono essere esposti a rischio in caso di commercializzazione di prodotti non conformi.

Adeguamenti operativi: compliance e Modelli 231

Alla luce della riforma, le imprese devono adottare un approccio strutturato alla compliance.

In particolare:

  • aggiornare i Modelli 231 includendo i rischi di reati agroalimentari;
  • rafforzare i controlli sulla filiera e sui fornitori;
  • implementare procedure di:
    • qualificazione e audit;
    • verifica certificazioni;
  • garantire la tracciabilità dei prodotti e dei flussi informativi.

Lo Studio è a disposizione per qualsiasi chiarimento.

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